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news redazionali: MOSTRA STANISLAO PACUS  
La StampaA cura della Provincia di Pesaro e Urbino


CAGLI: 30 luglio - 22 agosto 2010
Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli
giovedì, venerdì e sabato 16.00-19.00
domenica 10.00-12.30/16.00-19.00

Chi ha visitato in passato le mostre di Pacus è stato colpito dalla sua ricerca della provocazione, segno sia del suo essere anticonformista sempre, sia della volontà di scompaginarti le certezze per condurti dalla sua parte e renderti partecipe della sua visione del mondo. Con gli acquerelli Pacus ci sorprende ancora una volta e ci consegna appieno la sua arte.

Erminia Gelso, nel testo in catalogo, scrive:
“Era un artista per il quale l’arte poteva essere ovunque: in qualsiasi muro, volto, angolo, foglio, tela…a tal proposito la mostra include anche il progetto di un’installazione e la sua realizzazione, “Vino”; si tratta di cinque vasche (100 x 100 x 5 cm) contenenti vino rosso. Ma soprattutto l’arte può stare nelle idee: in qualsiasi idea, anche irrealizzabile. Come quando voleva far passeggiare per le vie del paese una bambina con un elicottero legato col filo al dito, come si tiene un palloncino.
Ci sono uomini e donne “del paesaggio”, come li chiamava lui… personaggi in fondo fatti “di” paesaggio, perché sembra che alcuni dei loro corpi verdi abnormi siano modellati come le montagne e le colline dell’Appennino e che le linee nette dei contorni seguano il filo di qualche monte visto di lontano e ancora che le varie sfumature di verde ricordino le macchie delle diverse specie di alberi, non manto ma pelle. E guardando le sagome dei monti verso il Furlo sembra di poter scorgere un braccio enorme, una spalla gonfia, come se quegli omenoni si siano voluti distendere per riposarsi un poco, con le mani incrociate sul ventre e il naso all’insù. Fissano un non-si-sa-dove con occhietti vacui come buchi e un po’ ebeti, come quelli dei giganti che hanno teste troppo piccole; le gambe enormi non li rendono saldi: uno pende di lato, uno poggia su un ginocchio piegato, un altro allarga le braccia come per tenersi in equilibrio. C’è chi tenta un improbabile salto (forse reso possibile soltanto dalla sottrazione di peso del non-finito in cui sfociano le braccia), chi goffamente sgambetta, chi accenna una danza perfino. Ed ecco il contrasto fra leggerezza dell’acquarello, bidimensionalità esibita e pesantezza delle masse corporee rappresentate. Sono omìni che si fingono giganti, ma che ogni tanto si dimenticano di mantenere pose plastiche e salde e della loro natura di uomini di terra e montagna, figli di Gea, e invece vogliono alleggerirsi per tendere al cielo… lo indicano pure e un sole appare vicino.
Gli erotici personaggi…che poi l’intera opera soprattutto letteraria di Pacus è disseminata di erotismo e poi di cibi, di sensi, di fluidi, come a dire che l’unica vera parte spirituale dell’uomo è proprio il corpo (“lo spirito viene dal corpo del mondo” dice il poeta americano Wallace Stevens). Sembrerebbe un ilare e gaudente inno alla vita invece c’è sempre un’ombra, se non vogliamo dire malinconia, di inquietudine sia nei dipinti che nelle raccolte di poesie. Ne leggiamo qualcuna e vi troviamo i temi tradizionali delle liriche d’amore: lodi alla donna amata, richiesta di corrispondere il sentimento, lamenti per un rifiuto. Ovunque la vera protagonista è la passione sensuale ed erotica, il desiderio morboso di appagamento e la richiesta ossessiva di piacere e la Donna è soprattutto corpo; un corpo giunonico, opulento e pesante, come si vede anche nei dipinti. Sono donne piene di colore, denso, con grandi cosce, grandi braccia morbide. In un universo di sensi la donna, ma anche l’uomo, si trovano spesso trasfigurati in pura “carne” da toccare.
In una raccolta di poesie, Grezza, Pacus intesse la finzione del ricordo di una storia d’amore non corrisposto: lei è restia, non cede alle richieste amorose e la passione del poeta, sfuggita al controllo e fattasi ormai sentimento, si muta in dolore che richiede lo sfogo della scrittura; “tuttavia capii presto il limite profondo raggiunto: lo spessore del niente di questa unione”.
[…] nella rappresentazione del femminile poesia e pittura vengono a coincidere: c’è sempre l’esasperazione dell’elemento sensuale e sempre pure, nell’abbandono e nella mollezza delle pose, un certo grado di mestizia. I corpi dei dipinti rimarranno sempre pieni e sodi ma comunque accennano alla non-possibilità della durata, quella dell’artefice in primis, che è anche la nostra, ma paradossalmente pure alla loro stessa, sebbene impossibile, decadenza. “Chissà perché il tempo vuol vivere così in fretta?”. Sono consegnati all’arte perché li conservi eppure non sembrano crederci troppo. Neppure l’elemento erotico-sessuale è totalmente privo di una certa angoscia, quella di un desiderio troppo potente destinato perciò stesso a rimanere insoddisfatto. Oppure altre volte i personaggi compiono i loro rituali erotici con una mancanza di trasporto, con una meccanicità che ce li fa mostrare spaventosamente freddi e distaccati, infine inumani. L’amante abbandonato sa che “verrà un altro uomo” che porterà Grezza nel “profondo nulla” da cui era venuta; l’uomo sa di invecchiare e il vino “sa” che diventerà aceto.”

Stanislao Pacus
Cagli 1938 – San Donato Milanese 2008
Artista dallo spirito militante, vicino alla corrente dell’arte concettuale, Stanislao Pacus (pseudonimo di Giuseppe Maria Costantini) delegherà sempre alla fotografia il compito d’indagare la realtà a lui vicina, quella degli affetti e della propria quotidianità, con spirito irriverente e dissacrante. Le prime influenze gli pervengono proprio dalla realtà che respira e assorbe nel suo paese natale, una quotidianità semplice e agreste che contraddistinguerà sempre la sua ricerca artistica. La prima mostra risale al 1970 quando, presso la galleria di Giordano Quadrini, di Falconara Marittima, esporrà fisicamente il proprio status di uomo con la performance "Dichiarazione di presenza", nella quale si presentava con un cartello al collo con la scritta: "Io sono Pacus". L’artista si trasforma così nell’oggetto principale della sua arte, mentre la realtà che lo circonda diviene la sua principale fonte d’ispirazione. La continua ricerca del dato veritiero, che sottende all’attimo presente, si realizzerà in foto che, come sostiene l’artista, non sono "estetizzanti"¹ ma tracce della propria memoria.
In questi anni si trasferisce a San Donato Milanese, continuando comunque a mantenere un profondo legame con il territorio marchigiano, con Cagli e Gallignano di Ancona, dove vive la sorella. Nelle foto che vengono scattate in questi luoghi, soprattutto durante le vacanze estive, l’artista ritrae gente del luogo e scene di vita ordinaria, completando le immagini con l’inserimento di parole scritte su cartelli o carte d’identità, così da attestarne la veridicità di fondo o stravolgerne completamente i concetti di base. Proprio durante un soggiorno presso Gallignano Pacus progetta un grande lavoro collettivo, che avrebbe dovuto coinvolgere l’intera cittadinanza; il progetto era quello di fotografare tutti gli abitanti, circa 450 persone, per poi proiettare le loro immagini di notte sulle facciate delle loro case. Tuttavia, nonostante la disponibilità della gente, il progetto non venne realizzato.
Nel 1972 i suoi interessi si volgono verso la sperimentazione creativa dei nuovi media; in questi anni realizza video dove il contesto rimane la vita quotidiana ed il protagonista l’uomo-artista, che cerca di salvaguardare i propri bisogni di libertà. I lavori più significativi sono: "Artista da guardia", "Artista da salvamento", "Artista da commissione".
Dal 1977 partecipa alla Settimana Internazionale della Performance di Bologna, con l'opera "Alla ricerca di una giovane donna che fu ritrovata morta in un chiuso".
Dalla seconda metà degli anni '80 inizia a realizzare "poesie-sonore" e brevi testi di satira, nei quali continua a sperimentare il proprio gusto irriverente verso il paradosso e per l’uso libero dell’elemento linguistico.
Nel 2002, il suo atelier di San Donato Milanese viene distrutto da un incendio e gran parte dell’archivio fotografico viene perso; a fronte di questo incidente, Pacus decide di riscattare una serie di foto del 1999, immortalando al suo posto il figlio Pietro.
Nel 2004 partecipa alla collettiva W lo SPAC, curata da Renato Barilli, dove espone presso il Museo Archeologico di Acqualagna.
L’ultima personale dell’artista risale al 2008; con "L’Anima s’incanta L’Arte no" Pacus torna ad esporre nella sua terra d’origine (presso la Quadreria Cesarini di Fossombrone) dove propone una serie di opere, divise in quattro sezioni tematiche – i "Raspi", il "Salto del tempo", "F.U.S.S." e le "Installazioni" – che ricalcano e racchiudono il ciclo poetico di tutta la sua arte.
Come dichiara anche il critico Renato Barilli: "Stanislao Pacus conferma in pieno la natura ossimorica della sua arte […]: ovvero, egli mette in azione la più sottile strumentazione “concettuale”, applicandola però a un materiale di casa, quasi di sapore agreste"² .
¹Cfr. Pacus, F.U.S.S., Ravenna, Edizioni Essegi, 2003
²AA.VV, W LO SPAC, a cura di Renato Barilli, Milano, Mazzotta, 2004

Contatti
tel. 0721 780731/0721 780773
Ufficio Cultura
www.comune.cagli.ps.it
info.turismo@cm-cagli.ps.it
tel. 0721 787390
Associazione Culturale BelloSguardo
www.bellosguardo.info
Postato il Friday, 30 July @ W. Europe Daylight Time di palos
 
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